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VI.3. Psicologia dell'intelligenza e la memoriaVI.3.a) Studio dell’evoluzione dell’intelligenzaUno dei principali argomenti usati per giustificare la Teoria Generale dell’Evoluzione Condizionata della Vita, è l’esistenza del metodo di verificazione dell’informazione genetica trasmessa (VIG). Per contrastare tale esistenza dobbiamo trovare un modello di studio sull’evoluzione in cui si possano verificare le seguenti ipotesi:
Ho menzionato in diverse occasioni che l’evoluzione dell’intelligenza, intesa semplicemente come la capacità di eseguire determinate “prove di intelligenza”, per evitare discussioni bizantine su di un concetto o sulla capacità di venire misurata, è la caratteristica che soddisfa le due ipotesi precedenti. Svilupperemo quindi un modello concreto di psicologia evolutiva del funzionamento dell’intelligenza basato sull’eredità che ci consenta di verificare se effettivamente sembra che la natura applichi il metodo VIG o no all’evoluzione dell’intelligenza. Altre ragioni per scegliere l’intelligenza come variabile di studio dell’evoluzione sono il fatto di trattarsi di un tema molto controverso e studiato e la possibilità di dimostrare, in caso che si confermi, una parte delle importanti ripercussioni che può avere la Teoria Generale dell’Evoluzione Condizionata della Vita (TGECV) sul mondo dell’educazione, por configurar un nuovo paradigma cognitivo. Vi sono numerosi studi sull’evoluzione dell’intelligenza basati sulle misurazioni dell’IQ individuale o coefficiente d’intelligenza. I lavori di ricerca svolti apportano conclusioni un po’ contraddittorie, mentre con studi con gemelli si raggiungono correlazioni fino ad un 80-85%, per altri tipi di rapporti familiari scende fino a un 30%. Una possibile conclusione sarebbe che l’intelligenza è dovuta ad un’eredità genetica, come dimostra l’alta correlazione fra gemelli, e che la bassa correlazione nel resto dei casi è dovuta alla non considerazione del modo in cui si trasmette, in base a quanto esposto nella TGECV. In altre parole, pensiamo che le basse correlazioni fra l’IQ dei fratelli non gemelli ottenute negli studi sull’intelligenza anteriori siano dovute alla combinazione mendeliana dei geni. Se si calcolasse la correlazione fra il colore dei fratelli fiori o topi nei tipici esempi sulle leggi di Mendel, si otterrebbero pure valori bassi. O no? Nonostante l’ipotesi adottata, potrebbe darsi che il modello non ottenga i risultati sperati per la natura multifunzionale della variabile scelta, e la possibilità che il codice genetico possa essere situato in cromosomi diversi, ciò che renderebbe molto più complicato il disegno del modello statistica della combinazione mendeliana degli stessi. Potrebbe anche accadere che nello studio di psicologia evolutiva dell’intelligenza si osservi un’ereditarietà dell’intelligenza di un 50%, ma che, al contempo, si comprovi che le regole di dominanza siano coerenti con quelle proposte dalla TGECV in funzione dell’esistenza del metodo di verificazione dell’informazione genetica VIG che, in definitiva, è l’obiettivo principale del modello.
La figura mostra la forma genetica della funzione x>(IQ) che utilizzeremo. Per un valore di cosciente d’intelligenza (IQ) ci dice la probabilità accumulata che i quozienti d’intelligenza della popolazione sono uguali o inferiori allo stesso. I quozienti d’intelligenza generalmente accettati vengono misurati in rapporto ad altri individui, in modo che si riferiscono alla posizione relativa definita mediante una funzione normalizzata x> (IQ) della distribuzione statistica di quozienti d’intelligenza previamente studiati nel processo di validazione della suddetta funzione. Questa funzione metterà in relazione ogni valore con il percentile accumulato. Le tre scale più comunemente utilizzate sono quelle di Wechsler, Stanfort-Binet e Cattell, tutte utilizzano una funzione normale di media 100, ma si differenziano nella deviazione tipica, che è di 15, 16 e 24 rispettivamente. Il percentile, come lo dice lo stesso nome, è la percentuale della popolazione di riferimento che ha un potenziale uguale o minore al valore della distribuzione a cui si riferisce. Il percentile di 100 è quindi 0.50 o 50%, essendo la media di distribuzione 100. È stato scelto questo caso particolare sull’evoluzione dell’intelligenza per formalizzare il modello generale, sebbene possano esserci molte altre possibilità, il ragionamento seguente sarebbe lo stesso o molto simile per ognuna di esse. SC discend. = P(D1) C(D1) + P(D2) C(D2) + P(D3) C(D3) + P(D4) C(D4) Secondo i punti basici dello studio dell’evoluzione dell’intelligenza, le probabilità di ognuno di loro saranno identiche ed uguali a 0.25; inoltre, prendendo in considerazione che il caso di verificazione dell’informazione genetica ricevuta, ammesso come ipotesi, ci dice che il gene significativo sarà quello minore o addirittura inferiore a questo, poiché al massimo si potrebbe al massimo contrastare il più piccolo nella sua integrità. Supporremo però, per semplificazione, che si contrasti nella sua totalità, perché per una capacità specifica il gene maggiore conterrà normalmente quasi tutta l’informazione di quello minore. Ricordiamo che, per ipotesi di questo studio di psicologia evolutiva del funzionamento dell’intelligenza, il gene (o la parte di informazione genetica associata alla capacità studiata) più potente di ogni genitore non si può misurare in nessun modo con la tecnologia attuale, poiché non si manifesta nella sua integrità, ma solo nella parte contrastata o al meno, fino a quando non si definiscano test adeguati al rispetto per la psicologia. Per questo bisognerà stimare il secondo e il terzo sommando, delimitando nella misura del possibile, i valori di C(D2) e C(D4); a questo scopo, se lavoriamo sempre con probabilità del valore centrale della sua speranza matematica calcolando la correlazione fra variabili dipendenti e indipendenti, gli errori tenderanno a compensarsi. I geni presenti in D2 sono P1a e P2b, e in D4 saranno P1b e P2b. Di questi tre geni conosciamo solo il potenziale di P1b, che è 100, quindi per stimare il potenziale di D2 e di D4 (SD2 e SD4) occorrerà fare una stima previa di P1a e di P2b (SP1a e SP2b). Possiamo ridurre SP2b al suo valore centrale sperato, ovvero la misura dei valori di IQ che stanno al di sopra di P2a. Essendo il potenziale associato al percentile (x>inv), la funzione inversa di x> otterremo: SP2b = x>inv [x> (P2a) + (1 - x> (P2a) / 2)]
In definitiva, se l’analisi da realizzare con dati reali risultasse positiva, verrebbe dimostrata l’ipotesi che l’evoluzione dell’intelligenza si deve a un’eredità genetica in maggior parte e che segue le regole evolutive che implica il metodo VIG. Quando abbiamo a disposizione i dati campionari bisognerebbe solo contrastare la correlazione fra le variabili definite dal modello come esplicative con quelle spiegate [Fortunatamente nel libro dello Studio IDI vengono mostrati i buoni risultati ottenuti con i dati longitudinali conseguiti, r² = 0.96 e superiori]. Oltre al problema segnalato, riguardante il concetto dell’intelligenza in psicologia evolutiva come insieme di funzioni, in questo modello sono state apportate diverse semplificazioni per una miglior esposizione. Per farne stime più coerenti dell’evoluzione dell’intelligenza bisognerebbe probabilmente includere piccoli cambiamenti associati con:
Si possono comunque fare una ricerca dell’evoluzione dell’intelligenza preliminare, mediante analisi della sensibilità, per stimare i parametri anteriori e la loro posteriore inclusione nel modello, poiché nulla impedisce di complicare il modello se alla fine le stime sono più corrette. [I tre aspetti menzionati sono stati comprovati con risultati soddisfacenti nello studio statistico sull’intelligenza svolto posteriormente]. Nel libro online dello Studio IDI sull’ereditarietà, evoluzione e disegno dell’intelligenza viene detto che “Approssimativamente saranno stati calcolati 500 milioni di coefficienti di correlazione”. Un altro aspetto importante è la possibilità di calcolare la correlazione dei valori tenendo in considerazione solo i casi in cui quello minore è effettivamente significativo, ovvero che la correlazione parziale del 50% dei casi dovrebbe essere non solo corretta, ma anche avere una varianza ridotta di molto. [Quest’ultima possibilità non è stata confermata nello Studio IDI sull’evoluzione e disegno dell’intelligenza per le difficoltà intrinseche delle misurazioni dei coefficienti di intelligenza ed altre limitazioni funzionali rilevate]. VI.3.b) Ricerca scientifica sull’evoluzione della memoriaL'ipotesi di verificazione dell'informazione genetica ricevuta si può supporre in modo negativo e darebbe luogo ad una riformulazione del modello per poter essere contrastata. Entrambe le premesse formano parte della stessa teoria evolutiva e avverrebbero simultaneamente per diverse capacità. La figura seguente mostra l'effetto sulle capacità dei possibili discendenti che ha il presupposto contrario al metodo di verificazione dell'informazione genetica VIG. L'espressine delle capacità seguirà una legge additiva anziché una legge d'intersezione. Nel disegno dei dati della figura, ai fini della semplificazione, si ipotizza che l'addizione sia uguale al potenziale del gene maggiore, e si considera che tutto il potenziale di quello minore sia compreso nel gene maggiore. Questo caso si riferisce all’evoluzione della memoria normale, può accadere qualcosa di simile anche con l’intuito rispetto all’intelligenza, che talvolta è molto potente, ma di cui non ci si può sempre fidare. Un altro tipo di ricerca statistica potrebbe essere effettuata con l’evoluzione della memoria matematica, che, esigendo certezza nelle risposte, deve comportarsi esattamente come l’intelligenza, ciononostante non ci sarebbe da stupirsi che altri tipi di memoria come la memoria normale o la capacità associata al linguaggio, che hanno la caratteristica di ammettere errori ed approssimazioni, fossero conseguenza della stessa informazione genetica che serve per creare la memoria matematica, ma con la premessa contraria alla verificazione esterna, ovvero, il nostro cervello si costruisce con codici genetici di entrambi i genitori e, in certi processi come la memoria normale, non richiederà la sicurezza delle risposte per operare. VI.3.c) Linguaggio, memoria linguistica e ragionamento verbaleNel caso della ricerca sull’evoluzione della memoria per il linguaggio o memoria linguistica, questa potrebbe agire scegliendo una parola, ad esempio in funzione delle prime proposte ricevute dal sistema d’archivi della memoria. Bisogna sottolineare che in questo caso non si tratta dell’impiego del metodo di verificazione dell’informazione genetica VIG e neppure del suo contrario, bensì di uno diverso. Ricordiamo che nel metodo VIG si aspettavano tutte le proposte del meccanismo coinvolto ed occorreva una gran uniformità delle stesse (verificazione) per la sua accettazione, mentre nel caso contrario c’era bisogno solo di una certa maggioranza. Ora il nulla osta avviene sulle prime proposte con una minima ripetizione. Diciamo, per chiarire con dati numerici il paragrafo precedente, che verrebbero convalidate le prime cinque parole ripetute 50 volte; in questo modo non occorre aspettare la conclusione del lavoro di miliardi di neuroni che potrebbero essere coinvolti nel processo. Continuando su questa linea e ricordando che il gestore della memoria è piuttosto simile all’intelligenza, sarebbe il gestore della memoria linguistica ciò che agisce proponendo le prime parole fornitegli dal proprio meccanismo interno. Il processo globale del linguaggio avrebbe come elementi fondamentali da una parte la memoria linguistica, che concettualmente contiene il suddetto gestore di questo tipo di memoria, e dall’altra il gestore del linguaggio in senso stretto, che è responsabile dell’espressione orale, dei pensieri e dei sentimenti. Da parte sua, il gestore del linguaggio, come pure il gestore della memoria linguistica, non applica il metodo di verificazione dell’informazione e neppure il contrario, ma uno diverso, che agirebbe in modo intuitivo ma molto più rapido dell’intuito. La potenza della complementarietà dei due caratteri che, come in questo caso, non richiedono il metodo di verifica dell’informazione genetica VIG, dovrebbe essere superiore di molto a quella dei due caratteri singoli quando invece applicano il VIG. Potrebbe essere questa la ragione per cui la capacità del linguaggio umano e la sua evoluzione sono davvero sorprendenti. L’ereditarietà ed evoluzione di questa potenza combinata potrebbe anche essere oggetto di studio attraverso la ricerca statistica, giacché esistono metodi per misurare le suddette variabili.
Esiste una famosa corrente filosofica che propugna una forte componente genetica del linguaggio. Il linguista Noam Chomsky è il rappresentante più importante di questa corrente, detta innatismo, in contrapposizione alla corrente del costruttivismo. Chomsky affermò, molto tempo fa, di aver identificato elementi comuni a tutte le lingue degli esseri umani, ciò che implicava una predisposizione genetica allo sviluppo del linguaggio. Nel libro online della Teoria Cognitiva Globale sullo studio della memoria si analizza più dettagliatamente l’origine e l’evoluzione del linguaggio. VI.3.d) Ereditarietà di abilità musicali e associate all'arteNello studio dell’eredità ed evoluzione di abilità in relazione con la musica e l’arte ci si potrebbe aspettare un comportamento simile a quello della memoria non matematica o dell’intuito. Il problema, per poter realizzare un’analisi statistica sulla psicologia evolutiva di queste abilità, si trova nell’esistenza di indicatori affidabili con variabili continue di queste capacità.
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Mª José T. Molina
Racconti online gratis Libri online gratis © 2000 Tutti i diritti riservati Tradotto da Daniela Facchinetti |
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